UNIONE DEMOCRATICA PER LE MARCHE
I punti del programma
( cliccando sul titolo di ogni punto è possibile leggere la parte del programma integrale a cui si riferisce)
Un altro futuro nelle Marche è possibile solo se prende vita un’altra politica, capace di praticare metodi autenticamente democratici per rispondere ai bisogni reali delle persone.
Noi siamo convinti che il ruolo decisionale dei cittadini non si esaurisca nell’espressione del voto in occasione della consultazione elettorale. E’ necessario, invece, che scelte troppo spesso definite da pochi ed imposte ai molti, siano sostituite da decisioni nate dal dibattito fra il maggior numero possibile di persone.
Per questo è necessario il coinvolgimento strutturato e continuativo delle popolazioni e della società civile organizzata in tutte le fasi dei processi decisionali.
Anche la cultura, se non è intesa come forma d’intrattenimento senza verità e fuori dalla realtà, è innanzi tutto partecipazione attiva e consapevole al governo dei territori; è socialità, relazione, reciprocità e dibattito; è innovazione e sperimentazione, benessere e lavoro. Non solo grandi eventi, ma anche e soprattutto un fervore culturale diffuso.
La cultura, l’educazione e l’istruzione sono un ascensore sociale che garantisce uguaglianza. Perciò la Regione deve investire sul sistema pubblico dell’istruzione e dei servizi educativi, perchè il diritto allo studio in una scuola di qualità venga garantito a tutti, anche ai ceti disagiati o a chi vive nelle aree interne, montane e rurali.
In questa fase di crisi strutturale e non congiunturale è necessario innanzi tutto evitare la dispersione dei diritti e la definitiva affermazione della precarizzazione del lavoro e della vita. Per garantire il lavoro, occorre introdurre meccanismi di controllo sociale sulle attività produttive al fine di scongiurare atteggiamenti “da rapina”, sostenere i lavoratori ed il loro reddito. Va istituito il reddito sociale.
In un momento di crisi il Welfare va rafforzato e non smantellato perché strumento di democrazia sostanziale. Più prevenzione per una maggiore qualità della vita, più servizi socio-sanitari di tipo territoriale, meno sbilanciamento del Welfare sulla sanità e suo completamento nella parte sociale.
Ripensare una sanità di servizio. L’organizzazione sanitaria sperimentata negli ultimi anni con l’azienda unica è risultata gerarchica e non consente un rapporto costruttivo coi cittadini, le associazioni di volontariato, gli stessi ammalati. Per questo proponiamo che le ASL siano strutturate a livello provinciale, con il conseguente scioglimento delle ASUR.
La sfida è quella di vincere la crisi riportando al centro dei processi economici i territori e le loro qualità, a partire dai processi innovativi pensati dalle tante intelligenze giovani che ospitiamo. Occorre per questo una nuova presenza pubblica nell’economia per accompagnare i processi economici virtuosi, promuovere nuova occupazione, creare innovazione e ricerca, vigilare e garantire dagli abusi, dal malaffare e dalle storture.
Mentre si affidano la promozione e l’attrattività della nostra Regione al suo bel paesaggio, il cemento continua a divora il territorio alla velocità di un ettaro al giorno, spesso ricoprendolo con edilizia di bassa qualità. Invece il paesaggio è un bene comune.
L’attuale PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale) va attuato per garantire l’abbandono più rapido possibile dell’uso di fonti da combustibili fossili. Va confermata dunque la scelta della produzione distribuita e democraticamente controllata dell’energia. Vanno respinti gli impianti incoerenti con il PEAR ed imposti ai territori fuori dai metodi della partecipazione democratica.
Innanzi tutto va abbandonata la cultura, ormai retriva, che lega lo “sviluppo” economico alle infrastrutture stradali. In realtà queste nella maggior parte dei casi assorbono ingenti quantità di risorse che potrebbero essere più efficacemente applicate in ricerca, innovazione, nuove economie sostenibili e per promuovere fattori endogeni. Una virtuosa allocazione delle risorse richiede, invece, politiche di valorizzazione delle infrastrutture esistenti ed investimenti sul trasporto pubblico su ferro, sulle reti locali e metropolitane.
Beni essenziali per la vita di ciascun essere vivente (l’acqua, il mare, il suolo, l’aria, le energie), per la salvaguardia della biodiversità, per la tutela della specificità degli ecosistemi e delle culture locali non possano essere privatizzati né dissipati in nome di interessi economici ma, in quanto beni comuni, debbono essere preservati per le generazioni future e resi accessibili a tutti i cittadini. La loro gestione non può essere affidata alla presunta autoregolazione del mercato. Il mercato, infatti, non aggiunge moralità, non combatte gli sprechi, non riduce i costi.
Le Marche hanno una presenza di migranti attualmente intorno all’8,3% della popolazione. Abbiamo il dovere di ultimare l’applicazione della legge regionale n.13 del 2009, che regolamenta formazione, mediazione linguistica e culturale, difesa civica; garantisce il diritto alla casa ed alla sanità anche a coloro temporaneamente presenti e, più in generale, la protezione sociale dalle discriminazioni sociali, razziali, etniche, religiose, ed il diritto d’asilo.
Rigoroso lavoro di programmazione e razionalizzazione della spesa rendono reperibili le risorse necessarie agli investimenti: controllo capillare delle spese di funzionamento, attuazione alla legge, per l’utilizzo delle open source, tetto agli emolumenti dei dirigenti ed a quello dei consiglieri ed assessori regionali, riduzione delle consulenze e degli incarichi esterni, riduzione del finanziamento a progetti occasionali e non inseriti dentro un processo di rigorosa programmazione, forte azione di coordinamento.